sabato 29 ottobre 2016

Olona un Laboratorio di Fiume


Sarà una giornata dedicata al fiume #Olona e alla sua biodiversità, quella organizzata per il Bando PLIS del Medio Olona da Legambiente Valle Olona in collaborazione con l'associazione Calimali Onlus.

Giudati dal Dott. Daniele Caserini ci improvviseremo scienziati di campo e, armati di pinzetta e lente d'ingrandimento, andremo alla scoperta degli abitanti del fondo del corso d'acqua.

Essi sono infatti degli ottimi indicatori della qualità biologica dell'acqua.

DOVE?
Approdo Calipolis in via C. Colombo 80 a Fagnano Olona (VA)


QUANDO?
Sabato 5 Novembre 2016:
• dalle ore 10 alle 12 circa Laboratorio per bambini/ragazzi fino a 13 anni;
• dalle ore 14:30 alle 16:30 circa Laboratorio per ragazzi/adulti.

COSA PORTARE?
una lente d'ingrandimento se la si ha, un quaderno e un po' di cancelleria e abbigliamento adeguato al tempo meteo.

Per motivi organizzativi si chiede di dare conferma della propria partecipazione inviando una mail all'indirizzo legambiente.valleolona@gmail.com


domenica 23 ottobre 2016

Rete Natura 2000 - Monitoraggio della biodiversità

«La biodiversità può essere considerata a tutti gli effetti uno dei più importanti patrimoni dell’umanità, che si presta a molteplici letture sotto il profilo scientifico ma anche economico, nella prospettiva di un suo utilizzo sostenibile» sottolinea Martinoli. «Un simile patrimonio non può che essere adeguatamente valorizzato e promosso come bene comune e come risorsa per il nostro futuro e il nostro il benessere. A tale proposito l’Unione Europea, con Direttive Comunitarie, chiede agli stati membri un impegno specifico nel porre in essere azioni adeguate a tutela degli ambienti naturali e delle specie, che trova la sua più alta espressione nell’ambito della Rete Natura 2000, il network europeo delle aree di maggior valenza per la biodiversità».


L’Università dell’Insubria collabora al piano sul monitoraggio della biodiversità

Adriano Martinoli e Bruno Cerabolini fanno parte dell'equipe nazionale chiamato a redigere il monitoraggio di tutte le specie e gli habitat di interesse comunitario continua su 





IT2010007 PALUDE BRABBIA RISERVA NATURALE REGIONALE ZONE UMIDE CASALE LITTA, CAZZAGO BRABBIA, INARZO, TERNATE, VARANO BORGHI VA 

IT2010401 PARCO REGIONALE CAMPO DEI FIORI AMBIENTI FORESTALI ALPINI - BARASSO, BEDERO VALCUVIA, BRINZIO, CASTELLO CABIAGLIO, COCQUIO-TREVISAGO, COMERIO, CUVIO, GAVIRATE, INDUNO OLONA, LUVINATE, ORINO, VALGANNA, VARESE VA 

IT2010501 LAGO DI VARESE PROVINCIA DI VARESE ZONE UMIDE AZZATE, BARDELLO, BIANDRONNO, BODIO LOMNAGO, BUGUGGIATE, CAZZAGO BRABBIA, GALLIATE LOMBARDO, GAVIRATE, VARESE VA 

IT2010502 CANNETI DEL LAGO MAGGIORE PROVINCIA DI VARESE ZONE UMIDE ANGERA, BESOZZO, BREBBIA, ISPRA, MONVALLE, RANCO, SESTO CALENDE VA


INFO:








GreenItaly

La #greeneconomy si è dimostrata una delle più significative risposte alla crisi. Una reazione che incrocia la natura profonda dell’economia#madeinItaly: la spinta per la qualità e la bellezza, naturalmente alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Un’evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’, raccontata da #GreenItaly, il rapporto sulla green economy italiana, alla sesta edizione, di FondazioneSymbola e Unioncamere, promosso in collaborazione con il CONAI e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Rapporto che ci dice come cresce il numero di imprese che scommettono sul green: negli ultimi 6 anni (2010-2016) sono state il 26,5% le imprese italiane (385.000) che hanno investito in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e materia e contenere le emissioni di CO2. Guadagnano in sostenibilità e competitività: infatti esportano, innovano, assumono e fatturano più di quelle che non investono.

Leggi la sintesi del Rapporto >> http://bit.ly/GreenItaly16



INTRODUZIONE

Attenzione alla giustizia sociale e all’equità, ai valori. Che parlano di sharing
economy e condivisione. Sempre più si cercano prodotti e servizi che
abbiano un’anima e una storia da raccontare.
Alla base degli investimenti green di queste 385 mila imprese c’è, dati
alla mano, una maggiore competitività. Le imprese che investono
nell’economia verde dimostrano, infatti, una maggiore presenza
internazionale: il 18,7% esporta, contro il 10,9% delle imprese non
investitrici. Fenomeno ancor più evidente nel settore manifatturiero, con il
46% delle imprese esportatrici tra le eco-investitirici, contro il 27,7% delle
altre. In molti ambiti del made in Italy, la green economy è sinonimo di
internazionalizzazione: vale per l’alimentare, il cartario, i settori del vetro e
della ceramica, e, soprattutto, per il legno-arredo e la strumentazione di
precisione, dove le eco-investitrici sono quasi il doppio delle altre.
Competitività non è solo internazionalizzazione, ma anche innovazione.
Anche da questo punto di vista, le imprese che puntano sul green spiccano:
il 22,2% ha introdotto innovazioni di prodotto nel 2015, contro l’11,4%
delle non investitrici. E nell’industria manifatturiera la propensione ad
innovare è ancora più elevata (33,1% contro 18,7%). Processo di
cambiamento che interessa e rinnova anche le filiere dei settori più
tradizionali: basti pensare allo straordinario successo del credito di imposta
e dell’ecobonus nell’edilizia che, secondo i dati Cresme e Servizio studi
della Camera dei Deputati, porteranno nel 2016 investimenti privati per 29
miliardi di euro, interessando 436mila posti di lavoro, fra diretto e indotto.
Uno strumento che potenziato e migliorato ben si presta, nel progetto Casa
Italia, a rafforzare le politiche di risparmio energetico, prevenzione
antisismica, eliminazione dell’amianto.
Entrando nello specifico di un tema molto collegato all’innovazione
emerge come le imprese che investono nella riduzione dell’impatto
ambientale sono più digitalizzate rispetto alle altre: l’82% delle imprese
green è presente sul web, ha processi digitalizzati e punta sulle digital skills,
contro il 53% delle imprese non green. Dati che segnalano una delle strade
da battere per l’industria 4.0.
Puntare sulla green economy fa bene ai fatturati. Il 25,9% delle imprese
che investono in tecnologie green ha registrato nel 2015 un aumento
di fatturato rispetto al 2014, a fronte del 16,8% tra le altre. Anche da questo
punto di vista si distingue il manifatturiero, dove un aumento di fatturato
ha riguardato il 35,1% delle imprese, contro il 21,8% tra le imprese che
non investono.
La green economy fa bene all’occupazione. Nel 2016 le imprese
che investono green prevedono di assumere più di 330 mila dipendenti, pari
al 43,9% del totale delle assunzioni, stagionali e non stagionali, previste
nell’industria e nei servizi per l’anno in corso: quota molto rilevante, se si
considera che le aziende eco-investitrici sono poco più di un quarto del
totale. E proprio nel creare lavoro, la sostenibilità è un driver importante, sia
tra le imprese eco-investitrici che tra le altre. Se guardiamo le competenze,
infatti, osserviamo che i green jobs in senso stretto sono (anno 2015) quasi
3 milioni (2.964 mila, 21 mila in più dell’anno prima): nell’anno in corso
le assunzione programmate di green jobs e figure ibride con competenze
green arrivano a 249 mila, pari al 44,5% della domanda complessiva di
lavoratori non stagionali. Tra gli assunti nei settori della progettazione e
della ricerca e sviluppo, poi, le figure green sono il 66% del totale: segno
evidente del legame strettissimo fra green economy, innovazione e
competitività.
Questi investimenti e queste professionalità stanno spingendo il Paese
verso una leadership europea nella sostenibilità. L’Italia, infatti, con 14,3
tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto, è il secondo
Paese tra le cinque grandi economie comunitarie per minore quantità di
input energetici a parità di prodotto, dopo il Regno Unito (11,6, che ha però
un’economia molto più finanziaria che manifatturiera) e davanti a Francia
(14,5), Spagna (16,8) e Germania (17,7). Con 312 tonnellate per milione
di euro prodotto siamo secondi, sempre dietro la Gran Bretagna (260),
per input di materia, meglio di Francia (358), Spagna (362) e Germania
(462). Con 107 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto
siamo secondi, stavolta dietro la Francia (93, aiutata in questo caso dal
nucleare) e davanti a Spagna (131), Regno Unito (131) e Germania (154).
Siamo invece migliori dei grandi d’Europa per minor creazione di rifiuti
in rapporto alla produzione: ne produciamo 42 tonnellate ogni milione
di euro, meglio di Spagna (49), Regno Unito (59), Germania (64) e Francia (84).
Primato che ci pone all’avanguardia nell’economia circolare e ci permette
di essere già oggi leader europeo nel riciclo industriale: nel nostro Paese
sono stati recuperati per essere avviati a riciclo 47 milioni di tonnellate
di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei
(in Germania sono 43, in Francia 29). Il riciclaggio nei cicli produttivi
industriali ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17
milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ed emissioni per circa 60 milioni
di tonnellate di CO2. Questa leadership è anche una leadership economica,
perché l’industria del riciclo italiana è seconda sola alla Germania in termini
di fatturato e addetti. Nel settore degli imballaggi, dove il tasso di riciclo
(2015) è ormai pari al 66,9%, le quantità continuano a crescere: stando
agli ultimi dati Eurostat, l’Italia è il Paese europeo che dal 1998
al 2013 ha visto il maggior incremento di imballaggi avviati a riciclo
(+4,2 milioni di tonnellate).
Victor Hugo ha scritto che “c’è una cosa più forte di tutti gli eserciti
del mondo, e questa è un’idea il cui momento è ormai giunto”. Le imprese
di GreenItaly cavalcano questa idea. Un’idea sempre più pervasiva in tutto
il mondo, in ambiti che solo ieri non ci saremmo aspettati. Al Parco delle
Esposizioni di Parigi, dove si è tenuto da poco il Salone dell’automobile,
tutti i big presenti, da Volkswagen a Nissan a Bmw, Renault e Mercedes,
hanno esposto i loro modelli elettrici: sempre più competitivi con le auto col
motore a scoppio, sempre più accessibili economicamente e sempre più
belli. Shell, uno dei quattro principali attori privati mondiali nel comparto del
petrolio e del gas naturale, ha di recente pubblicato uno studio nel quale si
sostiene che, senza attendere innovazioni rivoluzionarie e partendo
semplicemente dalle tecnologie esistenti, la transizione verso un mondo
senza CO2 è possibile. Il cammino per sostituire i combustibili fossili è
certamente ancora lungo, ma già oggi le rinnovabili garantiscono quasi un
quarto della domanda totale di elettricità (il 23,7% nel 2015). Nel nostro
Paese, a giugno di quest’anno la quota di produzione di energia elettrica da
rinnovabili ha superato quella da fonti fossili. E l’Italia vanta il record
mondiale, tra i paesi industrializzati, nella quota di fotovoltaico (8%) nel mix
elettrico nazionale.
In questa rivoluzione verde un decisivo ruolo a sostengo lo avranno
le politiche per il contrasto dei cambiamenti climatici, che alimentano
la richiesta di tecnologie, beni e servizi green: anche per questo c’è da
essere orgogliosi che l’Unione Europea, che di recente su altri fonti non ha
brillato in capacità di visione, abbia ratificato, pur dopo Usa e Cina, gli
accordi di Parigi, dando seguito al ruolo di primo attore avuto col protocollo
di Kyoto. Per questo l’Italia deve far valere, alla COP22 di Marrakech, il
proprio patrimonio di sostenibilità e innovazione green. Come quello degli
850 mila impianti italiani di energia rinnovabile, tra termici ed elettrici;
quello del 100% dei Comuni, censiti da Comuni Rinnovabili di Legambiente,
in cui è installato almeno un impianto da fonti rinnovabili; in 2.660 Comuni
l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è pari o superiore a quella
consumata dai cittadini. L’autoproduzione e la generazione elettrica diffusa
— per cittadini, istituzioni, imprese — è sicuramente la via più promettente
per rilanciare l’uso delle rinnovabili nel Paese. Oppure quello dei 525
Comuni Rifiuti free censiti da Legambiente con l’iniziativa Comuni Ricicloni,
quelli che oltre ad essere ricicloni, con una raccolta differenziata superiore
al 65%, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile, e
annualmente producono meno di 75 chilogrammi per abitante di rifiuto
secco indifferenziato. Un passo concreto verso l’economia circolare.
Il patrimonio italiano di sostenibilità e innovazione green è fatto anche,
come abbiamo visto, dal nostro sistema produttivo. Con settori, come
la ceramica o il legno-arredo, che puntano a fare della circolarità il motore
della loro tensione continua verso l’eccellenza; o la meccanica, con
l’efficienza energetica; o l’agroalimentare, che sposa le qualità territoriali
alla sostenibilità ambientale.
Di quel patrimonio è parte fondamentale la sfida della chimica verde
in cui l’Italia è all’avanguardia, come dimostra il nuovo impianto Mater-
Biotech di Novamont a Bottrighe (Ro), primo impianto industriale al
mondo per la produzione di biobutandiolo: intermedio chimico con una
vastissima gamma di applicazioni realizzato finora solo da fonti fossili, a
Bottrighe il biobutandiolo verrà prodotto a partire da zuccheri, attraverso
l’utilizzo di batteri opportunamente ingegnerizzati.
O, ancora, Enel: con i suoi 37 Giga Watt di capacità rinnovabile
installata nel mondo (situazione a fine giugno 2016), dagli Usa al Cile, dal
Sudafrica all’India, è un esempio di leadership globale nell’energia del
futuro.
La stessa Enel che realizza piccoli campi fotovoltaici nei villaggi africani,
dove circa l’80% della popolazione non è connessa alle reti elettr iche,
li integra con apparecchi per l’immagazzinamento dell’energia e collega
il tutto alle case attraverso mini-reti elettriche indipendenti. Anche
per questo Enel è la sola impresa italiana e unica utility al mondo presente
nel board del Global Compact: l’iniziativa delle Nazioni Unite che unisce
le aziende impegnate nella sostenibilità, nella responsabilità sociale e nel
raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile adottati dall’Onu nel
2015.
Segno che green economy vuol dire anche transizione verso
un’economia più giusta, quell’economia più a misura d’uomo cui allude
anche Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. Un’economia che può
parlare italiano.
“L’unica costante è il cambiamento”, diceva Eraclito. Queste realtà,
queste imprese e le altre raccontate in GreenItaly ci mostrano che se
accettiamo le nuove sfide senza perdere la nostra anima, se mettiamo
a frutto i nostri cromosomi senza chiuderci alle innovazioni, anzi facendone
tesoro, se l’Italia fa l’Italia, il futuro può essere una terra accogliente.

Ivan Lo Bello Presidente Unioncamere
Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola

martedì 18 ottobre 2016

HA-HA HALLOWEEN

La Biblioteca Comunale, in collaborazione con
 l'Associazione "CARICAIDEE", 
propone "HA- HA-HALLOWEEN",


Letture animate e laboratorio creativo per bambini che frequentano l'ultimo anno della Scuola dell'Infanzia e le classi dalla prima alla quinta della Scuola Primaria (ex elementare).

Il laboratorio si svolgerà presso la Biblioteca comunale di Solbiate Olona SABATO 29 OTTOBRE 2016, in due turni:
  • primo turno: dalle ore 9.30 alle ore 12.30
  • secondo turno: dalle ore 14.30 alle ore 17.30
Le iscrizioni si effettuano da venerdì 21 ottobre a venerdì 28 ottobre, di persona presso la Biblioteca, oppure telefonando al numero 0331 - 375165.


…QUANTO COSTA??: il laboratorio è gratuito ma l’iscrizione è obbligatoria (numero massimo di partecipanti: 25)


In caso di indisponibilità a partecipare ai laboratori, pregasi avvisare al numero sopra indicato, per permettere l’inserimento di un nuovo partecipante.

venerdì 14 ottobre 2016

La biodiversità del Medio Olona: significato e importanza

#ValleOlona Un interessante incontro con un validissimo esperto, per conoscere l'"Ambiente" che abbiamo fuori dalla porta di casa e spesso ignoriamo.
 https://www.facebook.com/events/1523888937628039/


"La biodiversità del Medio Olona: significato e importanza" 

Serata alla scoperta della biodiversità presente nel nostro territorio, pensata ed organizzata dal Circolo Legambiente Valle Olona con il parternariato del PLIS Medio Olona.
Relatore sarà il naturalista Dott. Andrea Viganò, tra i maggiori conoscitori della biodiversità della Valle.

Questo sarà il primo di un ciclo di 3 serate che tratteranno rispettivamente di Biodiversità, Aria e Acqua.

Vi attendiamo numerosi
Legambiente Valle Olona



mercoledì 5 ottobre 2016

News da Nessun paese è un' Isola

COSA SUCCEDE DOPO IL REFERENDUM UNGHERESE
Il referendum ungherese che avrebbe potuto sancire il rigetto delle politiche europee in materia di asilo non ha raggiunto il quorum: si sono recati alle urne il 43,9% degli aventi diritto. E’ sicuramente una buona notizia, ma siamo sicuri che ci sia motivo di esultare? No, non c’è motivo di esultare: il “no” al piano europeo di distribuzione dei rifugiati ha infatti ottenuto il 98% dei voti espressi, il che apre a un interrogativo enorme: quanto a lungo potrà reggere l’approccio difensivo e securitario dell’Unione europea? Cosa deve succedere perché si apra a una nuova stagione fondata su accoglienza e diritti, tra i quali il diritto a chiedere asilo in maniera legale e sicura? Già, perché al momento non esiste un metodo per chiedere legalmente asilo in Europa, rendendo necessari i famosi viaggi della speranza nelle mani di criminali.
Orban ha rivendicato il risultato: «il governo ha ricevuto un chiaro mandato per rigettare le quote imposte dall’Unione europea ed è esattamente quel che faremo, se necessario modificando la carta costituzionale», ha dichiarato. Ma il primo ministro ungherese ne esce effettivamente rafforzato? I numeri dicono che comunque i 3.250.000 voti raccolti sono superiori al risultato ottenuto da Fidesz, il partito di Orban, alle elezioni del 2014(2.135.891 voti, 44,5%): un sacco di gente ha votato per una proposta inumana e contro l’idea di Unione europea solidale.
Il confine ungherese.
Nel frattempo, migranti costretti a rimanere in Serbia si sono messi in marcia da Belgrado verso il confine ungherese, mentre Amnesty International ha diffuso un rapporto nel quale denuncia «che migliaia di richiedenti asilo - compresi minori non accompagnati - subiscono violenze, respingimenti illegali e detenzioni arbitrarie da parte delle autorità ungheresi, che hanno approntato un sistema palesemente destinato a scoraggiarli». Le 143 persone intervistate «hanno riferito che durante i respingimenti i richiedenti asilo sono stati presi a calci, picchiati e minacciati coi cani». Tra gli intervistati, un 17enne non accompagnato fermato dalla polizia 10 chilometri all'interno dell'Ungheria che ha dichiarato: «uno del nostro gruppo è stato preso a calci sui piedi fino a quando gliene hanno fratturato uno». Lo stesso discorso lo si può fare per quanto riguarda la condizione dei minori in Bulgaria.
E non è sufficiente. Il Washington Post scrive che il governo ungherese ha lanciato un programma per reclutare 3.000 “cacciatori di confine”, con il fine di rafforzare ancora di più le maglie della propria frontiera, rendendo impossibile il suo superamento anche al migrante più determinato.
Ma nella retorica governativa (di tutti i governi) la rotta balcanica è chiusa e, insomma, va bene così.

I MURI NON SONO SOLO QUELLI DI FILO SPINATO
Come dicevamo, nulla cambia dal punto di vista occidentale. L’idea rimane quella di chiudere più frontiere possibile, a qualsiasi costo. Tre esempi, tre:
  1. The Guardian ha scovato un documento redatto dal Consiglio dell’Unione europea nel quale siminaccia una diminuzione degli aiuti all’Afghanistan nel caso in cui il paese non si renda disponibile ad accettare 80mila rimpatri. L’accordo avrebbe dovuto essere raggiunto durante un meeting appena tenutosi a Bruxelles tra il governo afghano e le principali potenze internazionali. Pare si sia andati ben oltre le intenzioni originali, prevedendo il rimpatrio per qualsiasi cittadino afghano (comprese donne e bambini) al quale non sia stato riconosciuto asilo in Europa e che non voglia aderire volontariamente. Gli afghani sono numericamente la seconda nazionalità ad aver chiesto asilo in Europa nel 2015, e scappano da un paese in cui vige una situazione di violenza diffusa ed endemica.
  2. Ricordate la storia dei sudanesi rimpatriati dall’Italia? Il Tavolo nazionale asilo è tornato a denunciareil rimpatrio: «È il risultato del "memorandum di intesa" di polizia firmato il 4 agosto tra i governi italiano e sudanese mai ratificato dal Parlamento e il cui testo è segreto. Un accordo illegittimo, con un paese che viola i diritti fondamentali, dove i cristiani sono perseguitati. L’Italia si rende complice di queste violazioni. Sono state messe in atto azioni in pieno contrasto sia col Testo unico sull’immigrazione che con la Convenzione europea sui diritti dell’uomo». Alle accuse ha risposto il capo della Polizia, Franco Gabrielli: «quel memorandum non ha nulla di segreto. Come tutti gli altri 267 che l'Italia ha firmato con altri paesi, è uno strumento di cooperazione di polizia e non necessita di un passaggio in Parlamento. Inoltre, come gli altri, è stato scritto nell'ambito della relazioni internazionali del nostro Paese e certificato dal ministero degli Esteri». E’ curioso, però, che lo stesso Gabrielli dica che i rimpatriati erano 40 e non 48, «e questo perché 8 di loro all'ultimo istante hanno chiesto la protezione umanitaria, a differenza della maggioranza dei sudanesi che non vuole accedere al sistema di protezione italiano perché vuole andare in altri paesi». E chissà come mai avranno chiesto protezione, dato che il presidente del Sudan è stato colpito da un mandato di cattura internazionale ed è accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
  3. Nella scorsa newsletter abbiamo parlato dei rimpatri (volontari) operati dalla Svizzera verso l’Eritrea. Ecco, sempre The Guardian ha ospitato il racconto di un giornalista eritreo che descrive il suo paese come uno “stato prigione”. Nonostante queste ripetute denunce, c’è chi (in questo caso un senatore della Repubblica italiana) auspica «un intensificarsi anche dei nostri rapporti con il governo eritreoin modo tale da restituire all'Italia, interlocutore storicamente naturale dell'Eritrea, un prestigioso ruolo da protagonista nel bilaterale». Ciò perché convinto «che per meglio comprendere e soprattutto risolvere l'emergenza migratoria, non è più sufficiente affrontare il problema solo nella sua fase terminale, e cioè all'arrivo dei richiedenti asilo nel nostro paese, ma che risulta sempre più evidente la necessità di approfondire le ragioni del fenomeno attraverso una conoscenza diretta del contesto geopolitico in cui questo matura, e se del caso promuovere visite e missioni da parte del nostro Governo da anni assenti. La autorevole risposta del ministro - alla nota inviatagli, conclude -  non si è fatta attendere e a giudicare dai suoi contenuti posso affermare con soddisfazione che anche il nostro Ministero degli Affari Esteri sta dimostrando un importante cambiamento di rotta nei confronti dell’approccio a tematiche della massima importanza per il futuro delle nostre relazioni diplomatiche».
I muri, anche quelli politici e diplomatici, spesso servono davvero a poco. Qui si dimostra dati alla mano come replicare l’accordo UE-Turchia (priorità di Angela Merkel) con l’Egitto a) non limiterebbe la pressione sulla rotta balcanica e b) probabilmente indirizzerebbe molto persone di nuovo verso la Libia, dato che la rotta egiziana è di fatto alternativa a quella libica.
Tornando ai muri veri, non possiamo che tornare a Calais. Nell’accampamento la notizia della costruzione del muro pare abbia avuto ricadute psicologiche gravissime sui minori. I minori non accompagnati presenti nel campo sono circa mille. Molti sono in attesa di ricongiungimento con parenti che si trovano nel Regno Unito, ma i pessimi risultati ottenuti finora (abbinati all’impegno di Hollande nel distruggere il campo) hanno portatonumerosi bambini a compiere atti di violenza su loro stessi, arrivando anche a minacciare il suicidio.

#3OTTOBRE
Il 3 ottobre si è celebrata per la prima volta la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. La data coincide con quella del tragico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nel 2013. Purtroppo, da alloranulla è cambiato nelle politiche dei governi europei: 3.500 persone sono morte nel Mediterraneo nel 2014, 3.771 nel 2015, 3.500 nel 2016. Come abbiamo detto più volte, è tempo che l’Unione europea permetta un effettivo esercizio del diritto di asilo, garantendo vie di accesso sicure e legali.
Ed è stato esattamente il 3 ottobre scorso che Guardia Costiera, Marina Militare e ONG hanno tratto in salvo al largo delle coste italiane oltre 5.600 migranti, tra i quali 200 minori, molti dei quali non accompagnati.
Fuocoammare.

BAD NEWS
Venerdì scorso è stata sgomberata dalle forze dell’ordine via Cupa, a Roma, la via dove sorgeva un campo informale all’esterno del centro Baobab, chiuso oramai mesi fa. I transitanti sono stati in parte portati in Questura (per essere identificati per l’ennesima volta), in parte in centri di accoglienza, in parte abbandonati a loro stessi. «L’amministrazione e la sindaca Raggi non sono riusciti a mettere a punto una strategia e un dibattito sul tema dell’accoglienza, in una città che è la capitale d’Italia e ospita circa 8000 richiedenti asilo sul suo territorio»,hanno denunciato i volontari. Anche il giorno successivo si sono registrate tensioni, dato che le persone cui non è stata data altra alternativa hanno fatto ritorno in via Cupa, come prevedibile. Tutta la vicenda è descritta qui.
Lo sgombero in via Cupa.
A Cagliari è successa una cosa bruttissima che puzza di razzismo e apartheidPer due bambini stranieri, in seguito alla protesta di alcuni genitori, è stato approntato un bagno separato all’interno della scuola che frequentano, gestita dalle Figlie della Mercede. La notizia è arrivata anche sulla stampa internazionale.
In Danimarca il partito di destra Danskernes Parti ha distribuito bombolette di “spray anti-immigrato” perché i cittadini danesi possano proteggersi.

GOOD NEWS
La buona notizia della settimana arriva da Aleppo. Qualche settimana fa vi raccontai la storia del gattile e del gattaro di Aleppo, Alaa, che oltre a soccorrere animali si occupa di soccorrere persone vittime dei bombardamenti. Utilizza un’ambulanza e altri strumenti che sono stati acquistati attraverso donazioni destinate al gattile: grazie ai gatti si è messa in moto una straordinaria macchina di solidarietà, che dall’Italia si è diffusa un po’ ovunque nel mondo. Il tutto viene gestito attraverso un gruppo Facebook che al momento conta oltre 7mila iscritti. Dal gattile si è sviluppato uno spin-off altrettanto degno di nota: per allestire il gattile e l’annesso parco giochi per bambini, i gestori si rivolgevano a un fiorista, Abu Ward, l’ultimo rimasto nella zona di Aleppo sotto assedio, e che coltivava il proprio giardino assieme al figlio Ibrahim. A fine agosto il fiorista è stato ucciso da un ordigno. In seguito alla morte di Abu Ward si pensava che non ci sarebbe stato un futuro per il giardino e i suoi fiori e soprattutto per Ibrahim e i suoi fratelli. E invece Alaa è riuscito a intercettare Ibrahim, a portare da subito aiuti di base e a progettare insieme a lui una piccola rivendita di fiori che aprirà a breve. Una bella storia nel nome di un fiore, che poi sarebbe la traduzione di “Ward” in arabo.
Ibrahim, con sorelle e fratello.
MUST READ
Come se la passano i rifugiati e i migranti in Turchia? Un documentario a cura di Delizia Flaccavanto.
Intervista a Cecilia Strada: fare la pace è più conveniente che fare la guerra, in sintesi.

Dopo la riuscitissima presentazione di Nessun Paese è un’isola a Elmas (Cagliari) questa settimana facciamo tappa al Festival delle Comunità del Cambiamento organizzato da RENA, a Milano. Interverrò in particolare al tavolo “Emergenza ordinaria: oltre gli ossimori delle migrazioni”, in programma sabato 8 dalle 16.45 alle 18.30.
Come sempre, l’invito è a diffondere la newsletter, a segnalare il link per iscriversi (qui: https://goo.gl/forms/W6TQ236H3ABSBUuu2) e a scrivermi, per critiche, suggerimenti, domande, presentazioni del libro.
(E grazie davvero, siete ogni giorni più numerosi).
stefano
nessunpaeseeunisola@gmail.com
 

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il Partigiano Luigi Giudici

"Luigi era il primo dei nostri tre figli: era nato a Solbiate Olona il 9 Febbraio 1926. A lui seguirono nel 1927  Alessandro  e nel 1...