mercoledì 9 novembre 2011

Matteo Contin spiega perche' la Noia potrebbe essere un 'oppurtinita'



Stasera abbiamo parlato tanto di problemi. Anche io ne ho uno ed è un problema di parole. Prendiamo ad esempio "Tempo libero", che farebbe presupporre a un'unità temporale imprecisata in cui non si ha nulla da fare. Ecco, vorrei allora capire come mai, sin da piccoli, impariamo a trovare modi per occuparlo quel tempo in cui non dovremmo fare niente.

Ho sempre letto per non annoiarmi e perchè era l'unico modo per andare a letto un pò più tardi quando ero piccolo. Con i genitori funziona sempre quando gli si chiede il permesso di stare svegli ancora un pò a leggere e non a vedere la tv. Si impressionano e tu puoi fare quello che vuoi.

Io quando avevo dieci anni, ero sempre annoiato. Il pomeriggio, finito i compiti, non sapevo mai cosa fare. Stavo un pò in giro per casa senza far niente, poi facevo qualcosa e mi dimenticavo di essermi annoiato. Se ho iniziato a scrivere (non che di mestiere faccia lo scrittore, lo faccio solo per sport), è proprio grazie alla noia. Avevo un computer con pochi giochi, figurarsi la connessione ad internet. Ho iniziato a scrivere perchè dopo che hai finito Fifa 1999 (quella con Vieri sulla scatola) e che i fuochi d'artificio del solitario non li sopporti più, la cosa che fai è mettersi a giocare con Word.

La noia è una delle cose più sottovalutate e ingiustamente combattute.

Perchè da un certo momento in poi abbiamo cominciato ad odiare il tempo libero e gli spazi vuoti? Non so, forse per la paura che nel nulla più totale, siamo obbligati per forza di cosa a rimanere con noi stessi. Mi piacerebbe vivere in un paese in cui nel nostro tempo libero, quel tempo libero lo sia davvero. Che sia libero dagli impegni e dalle agende, dalla palestra e dalle feste di compleanno, dal corso di decoupage e da quello di sub, dagli aperitivi e dalle visite ai parenti. Che sia, in fondo, un momento di assoluta libertà personale, dove possiamo permetterci di stare senza far nulla a guardare il soffitto, il cielo o fissare un muro. In silenzio, perchè si parla troppo di silenzio e non ne facciamo mai. Mi piacerebbe un paese che non ha paura nell'affrontarsi, nel pensare a sè stesso, che non ha paura del suo silenzio, perchè è proprio in quel silenzio che nascono le idee, le riflessioni, le storie.

E in un paese con un tempo libero per davvero, so che si potrebbe parlare in maniera più seria e partecipata dello spazio fisico in cui viviamo. Siamo circondati da spazi vuoti, geografici, non quelli della nostra testa, e mi piacerebbe che quei luoghi rimanessero tali. Mi piacerebbe che una volta riacquistato il nostro tempo libero, imparassimo a vedere gli spazi vuoti attorno a noi, non più come spazi inutili che solo una volta riempiti acquistano importanza, ma luoghi già colmi di cose invisibili che si possono sentire solo quando non si sta facendo niente.

Forse non sarà la soluzione a tutto, ma un pò di noia potrebbe anche aiutarci.

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